ABSTRACT
L’idea di questo lavoro parte “dall’urlo” dell’associazione italiana Word Trombosis Day che lancia l’hashtag “più movimento meno trombosi”. Grazie a loro ho avuto modo di scoprire che non esiste un protocollo di esercizi per persone che hanno avuto una trombosi venosa profonda (TVP) e nemmeno per chi tramite uno screening scopre di essere un soggetto a rischio, per questo motivo ritengo che sia necessario approntarne uno soprattutto in via preventiva.
Confrontandomi con un chirurgo vascolare di rilievo, e con la sua fisiatra di riferimento specializzata sull’argomento trombosi ho cercato, seguendo le loro indicazioni, di creare un protocollo EFA adeguato.
Grazie a questo confronto ho potuto capire che col movimento mi sarà possibile aiutare molte persone, soprattutto considerando l’aumento di casi di trombosi riscontrati durante la recente pandemia di SarsCov-2.
L’utilizzo di questi protocolli porterà dei benefici non solo alla persona affetta da trombosi ma anche al Servizio Sanitario Nazionale, perché tramite il lavoro dei chinesiologi in strutture specializzate, come le Palestre della Salute, potranno, in totale sicurezza, raggiungere dei risultati straordinari allontanando il pericolo del ricovero, dell’operazione e anche del rischio della vita. Infatti, il trombo può, nel caso in cui raggiunga i polmoni, provocare Embolia Polmonare con possibile esito fatale. Questo lavoro vuole considerare gli effetti dell’attività motoria adattata alla patologia della trombosi, che si distinguono da quelli della attività fisica.
ATTIVITA’ FISICA: riguarda tutti i movimenti del corpo dati dai muscoli scheletrici che creano una spesa energetica superiore rispetto alla condizione di riposo. Possiamo definirla come qualsiasi forza esercitata dai muscoli scheletrici in grado di creare un aumento del dispendio energetico. L’attività deve variare in base a durata, intensità, frequenza, e al numero di gruppi muscolari interessati, che determinano adattamenti diversi a livello degli apparati e di tutte le strutture che vengono coinvolte. Lo scopo è quello di ricondurre o mantenere una capacità fisica considerata “normale”
ATTIVITA’ MOTORIA: è importante perché si basa sulla capacità del Sistema Nervoso Centrale di elaborare informazioni e di conseguenza di produrre i movimenti e gesti motori adattati alle esigenze ambientali che siano esterne o interne. La relazione tra prestazione motoria e attivazione del SNC è chiamata “arousal” ed è rappresentata come una U capovolta (fig.1), infatti, il massimo della prestazione è ottenuto con un livello intermedio di attivazione del SNC attraverso il raggiungimento di un livello ottimale di stress.

Figura 0.1 arousal
Nella zona gialla della raffigurazione è rappresentata la condizione con il grado ottimale di stress dove la performance sarà ai massimi livelli possibili
INTRODUZIONE
L’Attività Motoria Adattata (AMA) sta ricoprendo sempre più un ruolo fondamentale nell’aiutare la medicina tradizionale a contenere molte patologie in tutte le fasi della prevenzione:
Nella prevenzione primaria, per esempio, prevenendo il rischio di contrarre una patologia o fermandola all’inizio della sua insorgenza, in questo caso si tratta fondamentalmente di insegnare a vivere seguendo un corretto stile di vita di cui il movimento è l’assoluto protagonista.
Nella prevenzione secondaria invece, impedendo alla malattia di diventare pericolosa e cronica. In questo caso sono i famosi screening di diagnosi precoce, oppure può intervenire con un corretto esercizio e sempre migliorando lo stile di vita generale si possono contenere i rischi dell’aggravarsi della patologia mantenendola sotto controllo.
Infine, la prevenzione terziaria è quella che ha lo scopo di ridurre le possibili complicazioni dovute alla patologia riscontrata e ormai conclamata. In questo caso con l’AMA si interviene quando la situazione è normalizzata da farmaci e varie attenzioni sanitarie, come ad esempio la fisioterapia. Una volta stabilizzato, il paziente può ricorrere all’intervento chinesiologico per contribuire a prolungare e mantenere la situazione di salute raggiunta con le adeguate cure.
Essendo il nostro corpo nato per muoversi, si evince che il primo passo per stare in salute è sicuramente quello di “alzarsi dal divano” e aumentare il NEAT giornaliero, ovvero la termogenesi da attività non collegata all’esercizio fisico programmato, più semplicemente questo rappresenta le attività motorie che si fanno nelle 24 ore sommando il totale di passi, scale, attività lavorativa e anche i movimenti involontari. Comprende inoltre il dispendio energetico di base che solitamente in una persona poco attiva rappresenta poco più del 15% del dispendio energetico quotidiano, l’ideale sarebbe aiutarle ad aumentarlo già raggiungere il 20, 25% sarebbe un ottimo risultato, considerando che le persone molto attive riescono ad arrivare anche al 50%.
Successivamente bisogna preparare un protocollo di lavoro studiato appositamente per la persona interessata, deve essere adeguato per intensità, durata e periodizzazione. E noi, in qualità di laureati in scienze motorie per le attività preventive e adattate, abbiamo il dovere morale di insegnare alle persone che ci contattano a migliorare lo stile di vita e a fare esercizi in modo mirato studiando un programma specifico e apportando per loro una programmazione adeguata alle singole peculiarità.
Entrando nel vivo di questa tesi, le persone che soffrono di Trombosi Venosa Profonda, si trovano spesso abbandonate a loro stesse, infatti, se per tutte le patologie cardio vascolari esistono moltitudini di protocolli supportati da ricerche ed evidenze scientifiche che dimostrano l’utilità del movimento per aiutare a mantenersi in salute, per questa specifica malattia la letteratura e la ricerca risultano molto scarse.
L’idea di creare questo lavoro, su un argomento così specifico è nato dal racconto di una mia cara amica che ha avuto un grave problema a causa della sindrome di May Thurner che le ha provocato una TVP a un arto inferiore con rischio di Embolia Polmonare. Dopo un paio di anni di controlli, verifiche e infine con una operazione la sua situazione si è risolta, ma quando ha chiesto se potesse riprende le attività in palestra si è sentita consigliare di fare delle belle camminate.
Seguendo lei mi è capitato di confrontarmi con diverse altre persone che si sono ritrovate con una TVP e tutte, una volta stabilizzate, hanno avuto come unico consiglio di camminare, qualcuno si è sentito raccomandare di fare attività motoria in acqua, ma senza nessun protocollo da seguire o indicazione specifica.
Per questo motivo sentendo le loro paure, insicurezze e incertezze su cosa potesse essere corretto fare o no, ho pensato che avrei in qualche modo potuto aiutarle a trovare un protocollo che le supportasse in modo adeguato a superare il primo scoglio per il ritorno alla vita normale. In particolare vorrei trovare una soluzione per quelle persone che sono sempre state sedentarie e che realmente non hanno la minima idea di come poter iniziare questo percorso della loro vita, con nuove e più sane abitudini giornaliere, che sono particolarmente consigliate per chi come loro ha sofferto di patologie vascolari come questa.
Per saperne di più sulla trombosi vi invito a visionare il sito www.vincerelatrombosi.it
per acquistare il libro di Federica, la presidentessa dell’associazione “vincere la trombosi Federica ambassador” paziente sopravvissuta ad una Trombosi Venosa Profonda che racconta la sua esperienza potete cliccare su questo link e se volete aiutare la associazione potete fare una donazione qui

se interessati di seguito la Bibliografia che ho utilizzato per la tesi
quotidianosanita.it/allegati/allegato1518613.pdf
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